Arte e musei

Catalogo di mostra

Camere con vista. Aby Warburg, Firenze e il laboratorio delle immagini

Autore: Vari

Editore: Giunti Editore

Lingue di traduzione: tedesco, francese, inglese, polacco - italiano

Traduttori: Nuovo Traduttore Letterario

Abbiamo realizzato la traduzione in italiano  del catalogo della mostra “Camere con vista. Aby Warburg, Firenze e il laboratorio delle immagini”, in corso nelle Gallerie degli Uffizi fino al 12 dicembre 2023.

Firenze fu determinante per la formazione del pensiero di Warburg, padre di teorie fondamentali sulla cultura dell’immagine e figura centrale negli anni iniziali del Kunsthistorisches Institut in Florenz, l’istituto tedesco di storia dell’arte fondato a Firenze nel 1897. L’importanza della città per lo studioso non è consistita solo nella straordinaria concentrazione di opere antiche e rinascimentali tra le quali poteva immergersi, ma nelle grandi trasformazioni storico-politiche e urbanistiche del tempo.

La mostra è in collaborazione con il Kunsthistorisches Institut in Florenz Max-Planck-Institut e Warburg Institute di Londra.

La migrazione della ninfa ebrea tra il Rinascimento italiano e gli shtetl dell’Europa orientale 

Daniela Schmid

“Amburghese di cuore, ebreo di sangue, d’anima fiorentino”[1]: in questi termini Aby Warburg accennava al suo rapporto con l’ebraismo. Warburg rinveniva uno dei suoi temi centrali, quello della ninfa fiorentina, nell’affresco Nascita del Battista, dipinto da Domenico Ghirlandaio nella Cappella Tornabuoni di Santa Maria Novella a Firenze: così, infatti, Warburg interpreta la figura della domestica che irrompe nella camera dove il bambino è venuto alla luce. Nella medesima chiesa si trova anche un possibile riferimento a Lilith, la demonessa della tradizione ebraica che può essere identificata come la controparte dell’iconografia “cristiana” della ninfa; infatti, nel 1502 Filippo Lippi realizzò nella Cappella Strozzi[2] un dipinto che rappresenta il capostipite del genere umano, Adamo, nell’atto di difendere un bambino dalla minaccia di un serpente attorcigliato intorno a un ramo di fico; il serpente ha una testa di donna coronata da una massa di ondeggianti capelli rossi[3]. Tra la ninfa di Warburg e Lilith, la ninfa ebrea, è possibile stabilire una serie di paralleli. Le prime tracce del mito di Lilith risalgono alla cultura sumera e in particolare all’epopea di Gilgamesh, databile a circa il 2800 a. C. Una delle prime rappresentazioni di questa figura è il cosiddetto Rilievo Burney conservato presso il British Museum e risalente al periodo di Isin Larsa[4]. Rappresenta una figura femminile con ali e zampe artigliate; i leoni e le civette che le fanno da attribuito sono forse da ascrivere all’influenza della cultura demonologica babilonese e sumera. Il Talmud attribuisce a Lilith capelli lunghi e ali. Nella letteratura mistica dell’ebraismo è definita “serpente, prostituta, fine di ogni carne”. Le vengono attribuite emozioni represse, e in particolare appetiti sessuali che le conferiscono un carattere fallico; Lilith è la seduttrice e dominatrice sessuale[5] che nella notte ruba il seme agli uomini caduti completamente in suo potere. Come nel caso della ninfa mitologica, la sua natura selvaggia la rende un elemento animistico in un contesto di osservanza religiosa[6]; si inserisce quindi in qualità di “accessorio in movimento” (“bewegtes Beiwerk”) nelle formule di pathos warburghiane[7]. Inoltre, la figura di Lilith unisce in sé anche i due poli psicoanalitici di Eros e Thanatos, a sua volta equiparabili alla polarità warburghiana “ninfa estatica – Dio fluviale in lutto”[8]  oppure a quella tra la ninfa vista come angelo custode e l’opposta figura della cacciatrice di teste[9]. Jolles e Warburg descrivono la ninfa fiorentina anche come “oggetto dei miei sogni”, che assume le “proporzioni di un affascinante incubo”[10], e la collocano in uno spazio emotivo situato tra desiderio e paura. Questo conflitto interiore trova espressione visiva nel dinamismo della ninfa Lilith. 

 

 

[1] Bing 1960, p. 113. Si veda anche Schoell-Glass 1998.

[2] Si veda anche Helas, Wolf 2009, pp. 133-157. 

[3] Negli anni Novanta del Quattrocento, Lippi fu attivo per conto di Lorenzo de’ Medici a Firenze, dove forse entrò in contatto con le idee umanistico-cabalistiche coltivate nella sua cerchia. Nella bottega di Botticelli, Lippi collaborò alla realizzazione di un Cassone, oltre che a quadri dedicati al soggetto di Ester; aveva quindi familiarità con i temi dell’ebraismo; si veda Nelson 2022, pp. 55-62.

[4] British Museum, Londra, Museum Nr. 2003,0718.1: https://www.britishmuseum.org/collection/object/W_2003-0718-1.

[5] Sull’aspetto dell’erotismo e della forza naturale e selvaggia della ninfa di Warburg si veda Didi-Huberman, 2015. Si veda anche Körner 2004, pp. 169-205.

[6] Warburg indaga la ninfa fiorentina, di cui vede un esempio nell’affresco del Ghirlandaio, e la considera una “rigogliosa pianta ornamentale” [per la quale il mercante e il suo giardiniere hanno strappato un pezzo della] scura terra che circonda la chiesa al cupo rigore dei fanatici domenicani”. A. Warburg, A. Jolles, Ninfa fiorentina (1900) [Warburg Institute Archive, III. 55]; tr. it. La ninfa: uno scambio di lettere tra André Jolles e Aby Warburg, in A. Warburg, (a cura di M. Ghelardi, redazione S. Müller), La rinascita del paganesimo antico e altri scritti (1889-(1889-1914), Torino 2004, 243-255; Warburg 2010, p. 203. Cfr. Didi-Huberman 2014, pp. 259-272.1914), Torino 2004, 243-255; Warburg 2010, p. 203. Cfr. Didi-Huberman 2014, pp. 259-272.

[7] A proposito della sublimazione-incanalamento delle pulsioni in questo contesto si veda Zumbusch 2004, p. 87.

[8] Pichler, Rappl, Swoboda 2006, p. 174, p. 181

[9]Ohrt, Heil 2020, p. 102-103, Panel 47

[10] Warburg 2010, p. 200.